2010 Estate – Il senso della verità

Mai come in questi tempi, in questa storia umana recente ci si può rendere conto dell’importanza costitutiva della verità per ogni essere umano, e per ogni comunità. Nel percepire la realtà e se stesso ognuno quotidianamente sperimenta di essere come su un crinale, su un confine continuamente mobile tra interiorità e mondo “esterno”. Tutto il nostro essere è compenetrato di un corpo di percezioni che solo per una nostra necessità di pensiero viene sezionato per identificare ciascun senso non solo nella sua funzione ma, piuttosto, concentrando la nostra attenzione sull’organo appaiato a quella funzione, a quella singola percezione. Ma l’esperienza dell’essere umano vivo e integro, rivela che la “funzionalità” del nostro percepire è, appunto, un corpo in cui scorre continuamente un gioco di intrecci tra percezioni estremamente mobile. Un gioco in cui persino la carenza di uno o più sensi, la mancanza di qualche corrente percettiva viene ricoperta da un gioco di “sussidiarietà” ad opera di tutti gli altri. Il corpo delle percezioni si comporta come un organismo vero e proprio ed è il ponte tra noi e il mondo. Noi e il mondo. Ma che differenze possono essere sperimentate tra ciascuno e il mondo? C’è un dialogo continuo tra il nostro sentire, il nostro pensare e il nostro volere e tra questi e il resto del mondo. Il fluire delle percezioni che scorrono e rendono questo corpo percettivo muove le correnti dell’anima attorno a un centro che tiene e da senso a tutti i “corpi” che ci costituiscono. Un “centro di gravità permanente” in noi e ci consente di poter dire “Io” al cospetto della Natura che non ha questi privilegi espressi in ogni creatura che quindi non può mai dirsi “io”. Non può mai farlo così come gli umani fanno. Pensandoci bene se tutto questo finora può essere condiviso da tutti gli esseri umani quale punto di vista dell’esperienza di se stessi, non può allora che essere riconosciuto come componente di quel corpo di funzioni sensoriali anche il “senso della verità”. Il senso che ci permette, facendo fiducia a tutto il corpo sensoriale, di poter riconoscere come veri i fenomeni percepiti sia nel mondo che all’interno della nostra vita animica e spirituale. Non solo. Ci permette di esercitarla la verità: ci dà uno strumento che si può affinare assieme agli altri sensi. Un uomo perde la sua integrità interiore, corporea e sociale se il senso della verità non viene esercitato e reso vivo. Non c’è nulla che possa rimanere integro se nelle nostre percezioni del mondo fuori e dentro di noi, escludiamo il senso della verità. Il nostro pensare può divenire “sensato” quando tutti i sensi sono sempre meglio esercitati tenendo in allenamento il “corpo sensoriale” e mantenendolo sano. Ognuno di noi esercitando il senso della verità nel proprio luogo, nel proprio destino, nel proprio agire più o meno libero “pulisce” la comunità umana in cui è inserito dai fattori di menzogna, di errore , di astrazione. Mette cioè pace nell’anima di ognuno rendendo a ciascuno la possibilità di un dialogo tra esseri umani pienamente degni e rispettati. Le conseguenze positive , diremmo terapeutiche dell’esercizio di verità, per il sociale ricadono non solo sul governo della Polis, sulla politica, ma senz’altro anche sull’ambiente e su tutte le creature che popolano il pianeta. E sulla scienza. In fondo ogni essere umano è capace di giudizio sulla base dell’esperienza che fa delle cose attraverso il proprio corpo sensoriale il quale consente una riflessione pensante sui fenomeni. Anche le scelte alimentari, curative, e di tutto quel che la gestione della “polis” consente, causa e fa accadere nella vita quotidiana e professionale di ciascuno di noi devono essere percepite e sottoposte a un giudizio pensante.Se questo è vero allora abbiamo non solo il diritto ma il dovere di esercitare il nostro senso della verità sia come cittadini a cui vengono venduti prodotti alimentari , sia come agricoltori che forniscono la qualità alimentare su cui si fonda la qualità della vita di tutti. E’ nostro dovere percepire se la qualità delle sementi e se la qualità delle tecniche che siamo abituati ad applicare sulla base di una sorta di senso comune che piove dalla tradizione accademica del secolo passato siano produttrici di vita vera, di autenticità: se il grano sia ancora oggi tale, se le nostre vacche siano ancora tali e via dicendo. E non si tratta di domande retoriche: la natura di quel che seminiamo, cresciamo alleviamo è realmente espressione dell’”archetipo” che è stato al centro dello sviluppo e della cura da parte degli agricoltori per secoli? O qualcosa è mutato? E se si, cosa è mutato? Abbiamo il coraggio di percepire con tutta la spregiudicatezza possibile quel che seminiamo tutti gli anni, quel che alleviamo o no?
Da queste domande sorge una risposta quasi univoca da parte del mondo agricolo: il mercato ci condiziona a sopravvivere con prezzi sotto il livello minimo sopportabile e dobbiamo quindi cercare di ridurre le spese e sfruttare al massimo i terreni per avere le quantità necessarie. Ecco il punto: ma davvero pensiamo che l’agricoltura possa essere soggetta a leggi economiche di natura e genesi industriali? Dove è il senso della verità quando come agricoltori ci poniamo sul mercato? Ai cosiddetti consumatori, possiamo dimostrare che c’è un prezzo decisamente più alto per un cibo sano generatore anche di un ambiente sano? Oppure dobbiamo rinunciare alla battaglia per trasformare i consumatori quale categoria di masticatori onnivori a cui sono stati ridotti dal mondo economico industriale, in consumatori vivi, intelligenti dotati di un forte senso della verità? E’ mai possibile che oggi la percentuale del bilancio familiare medio destinata all’alimentazione sia solo il 15%?
Porci queste domande e cercare nuove vie d’uscita è doveroso: si tratta della dignità professionale e umana di ciascuno di noi. Non di altro. Certo anche del destino della specie umana e del pianeta. Con queste domande vive l’agricoltore biodinamico sul crinale di un mondo dominato da categorie di pensiero tanto astratte quanto terribili sul piano delle conseguenze pratiche. Sosteniamolo e sosteniamoci con azioni e bilanci individuali più giusti, più veri, più umani.

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